Il Parco/Museo di Poggio Valicaia

Molti hanno indagato i più sottili aspetti del rapporto tra arte e natura. Senza dimenticare le riflessioni di filosofi, scienziati e religiosi, moltissimi artisti visivi, designer, musicisti e, naturalmente, pittori, scultori, fotografi hanno dedicato il proprio percorso umano e professionale alla ricerca di quel seme culturale, antropologico, sociale che sta alla radice dell’opera dell’ingegno e dello spirito. Ne ricorderemo due per tutti. Il primo perché maestro e guida per chi, come noi, si adopera nella disciplina della comunicazione visiva e della progettazione grafica, l’altro perché è stato un precursore nell’esercizio della ricerca di un’essenza primaria e fondante nell’elemento naturale, vero poeta e cantore del meraviglioso connubio arte/natura.

 
 
Chiunque faccia il nostro mestiere ha ben presente la lezione di Bruno Munari. Fin dai primi anni ‘60 Munari ha indagato con attenzione le forme della materia a cominciare da quella organica (acqua, legno, foglie, sassi, ecc.) per ricondurre quelle forme ai pattern e allele textures che disegnavano la struttura o le superfici dei prodotti industriali. Alla ricerca della forma essenziale, della forma semplificata, della sintesi che, in forma di prototipo o riprodotta in multipli, restituisse l’essenza profonda di quegli oggetti.
 
 
Nell’applicarsi alla ricerca e alla progettazione dell’immagine simbolica del Parco di Villa Valicaia è impossibile non ripercorrere le esperienze di Munari portate sullo studio del fattore di crescita dei rami di un albero, sulla meraviglia della loro composizione numerologica, sulla costante necessità di ricondurre quelle forme imprevedibili alla rappresentazione, spesso ingenua e divertita, di forme geometriche semplici e assolute.
 
 
Chiunque si cimenti nella ricerca artistica contemporanea non può dimenticare il contributo del lavoro di Giuseppe Penone. L’opera dell’artista piemontese è volta alla ricerca del nucleo originario, dell’anima di un tronco, di un sasso, di un ferro arrugginito. In questa tensione poetica si liberano dalle materie embrioni, odori, profumi, esperienze tattili e visive che restituiscono all’osservatore una sensazione di purezza primitiva, di assolutezza, di equilibrio, di stupore. Impossibile non ripensare a La vita nascosta dentro, non ritrovare il magnetismo di composizioni che evocano terra, cielo, aria. Impossibile non ritrovare un segnale, il seme progettuale necessario allo scopo.
Nella tensione tra queste due esperienze, nella ricerca della suprema sintesi tra forma organica naturale e espressione artistica elementare, abbiamo condotto la nostra ricerca. Nell’osmsosi tra arte e natura si è concretizzato quel simbolo che il percorso seguito ha rivelato, quasi già esistente. E come l’analisi del lavoro di Munari ci ha spinto a ripercorrere la materia in una formula geometrico/matematica, l’esperienza di Penone ci ha fatto riconoscere e recuperare la persistenza di un’unità ancestrale già espressa all’interno di una superfetazione materico/temporale.