Un progetto per Betlemme

La mattina del 21 Dicembre 2008, a Betlemme, in Palestina, è stata presentata e firmata la Carta di Betlemme (The Bethlehem Charter): un importante documento finalizzato alla salvaguardia delle città storiche e dei paesaggi della Palestina (Charter on the safeguarding of Palestinian historic towns and urban landscapes), sottoscritto dal Governo e dalle Municipalità locali. La Carta di Betlemme nasce da una proposta elaborata durante lo studio del Piano di Conservazione dei centri storici di Bethlehem, Beit Jala, Beit Sahour (BACMP - Bethlehem Area Conservation and Management Plan) e costituisce un passaggio significativo di questo progetto, coordinato da SocialDesign (International Team of Experts; Team Leader Goffredo Serrini).

 

 
Il Piano, iniziato intorno alla metà del 2007, dopo un concorso ad inviti indetto dall’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization), è finanziato dal Governo Italiano (Italian Cooperation), con il supporto dell’UNESCO (Ramallah Office), in collaborazione con il CCHP (Centre for Cultural Heritage Preservation - Local Working Team / Bethlehem).
In relazione a questa esperienza (tutt’ora in corso), vorrei illustrare alcuni punti e proporre una breve riflessione su temi e questioni emersi durante poco più di un anno di lavoro in Palestina.
La crescita disordinata delle città palestinesi negli ultimi anni, permette forse di avviare un sostanziale ripensamento sui processi di sviluppo che l'hanno caratterizzata: allo stesso tempo, permette di fare emergere in tutta la loro rilevanza temi e questioni riferibili alla conservazione della città antica, alla necessità di mantenere e riqualificare le sue diverse parti.
In particolare, a Bethlehem è in corso un’esperienza significativa (e credo fortemente innovativa) per costruire un Piano di Conservazione della città: un progetto per la tutela di edifici, spazi, terrazzamenti, paesaggi (un patrimonio culturale di grande valore), elaborato nell’ambito di un processo di riconoscimento e riscoperta dell’identità e della cultura locali.
Il BACMP (Bethlehem Area Conservation and Management Plan) è un progetto pilota finalizzato allo studio delle regole e dei materiali necessari al recupero dei centri storici, alla riqualificazione urbanistica delle buffer zones (aree di margine), alla tutela del patrimonio territoriale di Bethlehem, Beit Jala, Beit Sahour (paesaggi culturali): una struttura urbana costituta da spazi e percorsi che danno forma ad un sistema di relazioni complesso, dove la stratificazione delle immagini e la potenza dei simboli, seppure disperse nella confusa città del presente, segnano ancora le linee di crinali e terrazzamenti lavorati da millenni.
La Carta ed il Piano propongono di spostare gradualmente il centro dell'attenzione sulla città esistente, sui temi della riqualificazione e della progettazione urbana: su edifici e spazi da recuperare nei tessuti minori o in quelli monumentali; su intere parti di città sottoutilizzate o parzialmente abbandonate; sulle aree agricole intercluse (incolte o trasformate in orti, giardini, depositi); sulle aree residuali poste ai margini dei nuclei storici (determinate dalla discontinuità dei processi insediativi) dove maggiori sono i fenomeni di pressione, occupazione e consumo di suolo, dunque maggiore la necessità di regole e interventi puntuali. In questo senso, le considerazioni sul valore storico di questi luoghi, la valutazione delle situazioni e dei livelli di integrità / eterogeneità in essi presenti, la lettura delle trasformazioni storiche, una prima serie di indagini tipo-morfologiche, hanno suggerito di estendere il “centro tematico” del piano dall’interno verso l’esterno, dalla conservazione alla riqualificazione: sviluppando un’ipotesi che considera fondamentale da un lato il risanamento dei quartieri più degradati, dall’altro il controllo progettuale dei bordi lungo le buffer zones e degli spazi aperti ancora disponibili.
 
 
Tutto ciò mette in evidenza come il recupero dei centri storici sia connesso al raggiungimento di alcuni obiettivi (già evidenti nelle aspettative degli abitanti) riconducibili all’idea di un generale miglioramento della qualità dei luoghi e della vita quotidiana; e che confermano come la connotazione fondamentale dello spazio storico (oggetto di un piano di conservazione) sia costituita da spazi collettivi, strutture urbane e paesaggi, oltre che da edifici (monumentali e non) e loro componenti (facciate, tetti, scale). L’immagine di un progetto unitario per le tre città mette poi in evidenza uno dei presupposti fondamentali del piano: l'idea che la conservazione di specifiche strutture edilizie contempli un insieme di azioni non separabili dalla riqualificazione dello spazio entro il quale quelle stesse strutture sono collocate; dunque la necessità del recupero e del progetto dello spazio urbano, della manutenzione e del disegno del suolo.
Entro questo insieme di presupposti, pensiamo che molte zone di Bethlehem, Beit Jala, Beit Sahour possano diventare luoghi dove avviare e sperimentare una diversa strategia urbanistica, accompagnata dalla ricerca di nuovi e diversi strumenti di gestione, recupero e controllo.
La Bethlehem Charter da voce a questa diffusa richiesta di una diversa e migliore qualità della vita e fa riferimento alle proposte del Piano e al suo Alfabeto (The plan as an Alphabet / Preliminary Strategic Document, Agosto 2008), all’idea di sottoscrivere un Patto per la Città, che assumendo una visione per quanto possibile condivisa del futuro, riguardi lo sviluppo, l’interesse comune, il territorio della collettività più che le istanze dei singoli.
Il piano è in costruzione, la Carta di Bethlehem ne anticipa alcune fondamentali guidelines.