Visioni di teatro di Andrea Rauch

Frequentando ormai poco Firenze, confesso di essermi perso molte delle immagini che Walter Sardonini ha preparato, anno dopo anno, per le stagioni del Teatro della Pergola e degli altri teatri collegati sotto la comune denominazione di Fondazione Teatro della Toscana. Un peccato cui avrei almeno potuto rimediare visitando la mostra dei manifesti che Walter aveva dedicato a quei teatri, e che sono stati esposti nella Sala Oro del Ridotto della Pergola nella scorsa primavera. Macché, mi sono perso anche la mostra, e meno male che di quella iniziativa, celebrativa dei venti anni di collaborazione tra Sardonini e il Teatro, è rimasto il bel catalogo (una vera e propria monografia, elegante, completa, raffinata), che, per la cortesia dell'autore, mi è finalmente arrivata a mano.
Essendo stato partner di Walter Sardonini, anche se in anni lontani, con l'etichetta Graphiti, non dovrei certo meravigliarmi della sua capacità e della profondità del suo lavoro; confesso però che lo sfogliare del volume mi ha dapprima sorpreso, poi catturato e affascinato.
Sardonini riesce, in quei manifesti, con un percorso lungo venti anni, a combinare elementi che non sempre riescono ad accordarsi tra loro. Creatività con rigore, aggressività con eleganza, ridondanza con sobrietà. E naturalmente tipografia con icona. I manifesti che l'autore ci offre (e che ripercorrono la storia degli ultimi anni di attività di una della più prestigiose strutture teatrali italiane) ci appaiono veri e propri ossimori, capaci di una sintesi perfetta tra gli opposti grafici più ardui da assemblare e fondere insieme.
Sardonini, come la migliore grafica deve fare, non si contenta mai della soluzione più semplice. Come scrive Mara Campana restituisce, del teatro, una 'visione frontale'. Accumula e fonde, in 'stanze' che del teatro hanno il sapore, suggestioni e figurazioni che prendono al petto e alla gola, e restituiscono appieno la magia di una scena accennata ma non svelata, che va compresa e amata a poco a poco, al termine di un percorso di avvicinamento centellinato, e che regala, in fondo, il suo lato più luminoso.
Andrea Rauch