Sant'Ambrogio, oltre il mercato

Il mercato di Sant’Ambrogio è un bene che appartiene alla vita sociale del quartiere, dove da oltre un secolo costituisce una presenza che ne caratterizza l’identità e la struttura (fu inaugurato nel 1873, su progetto di Giuseppe Mengoni).

Il vecchio padiglione, costruito nel centro di Piazza Ghiberti, tra Santa Verdiana e un denso tessuto edilizio che lo avvolge, continua ogni giorno ad aprirsi e “dialogare” con gli abitanti e i visitatori che lo attraversano: e per fortuna continua a contenere, esporre e vendere i suoi prodotti – frutta, verdura, carne, pane; ma anche profumi, rumori, voci, storie – generando un sistema di relazioni che lo hanno trasformato in uno straordinario luogo d’incontro e di scambio.

Va da sé che i mercati abbiano sempre avuto anche questa vocazione, ma il mercato di Sant’Ambrogio, per collocazione urbanistica, dimensioni, valore storico-architettonico è diventato nel tempo un luogo speciale: un punto di riferimento “popolare”, un’isola di interazione molto frequentata, che offre quotidianamente i suoi spazi a una comunità ampia e variegata.

Questo non significa che non vi siano problemi e contraddizioni: l’edificio è “arrugginito”, malandato, e seppure ha conservato la sua originaria tipologia, la semplicità e la leggerezza della sua architettura, ha bisogno di consistenti interventi di manutenzione, adeguamento e restauro.

Ciò che appare però davvero incongruo, è lo stato di degrado degli spazi esterni:  le pavimentazioni sono logore e scadenti, in gran parte coperte da pensiline che “affogano” la struttura principale (costruite in epoca successiva, per estendere l’area del mercatale), separando l’edificio dal contesto e dalle sue percorrenze; le superfici che circondano il padiglione, una volta smontati i banchi, sono utilizzate come parcheggi e trasformano l’area in un luogo poco confortevole, insicuro e non illuminato; il sistema degli accessi pedonali è confuso e disordinato, come pure quello per il carico e scarico delle merci, lo smaltimento della nettezza.

L’impressione è che dopo decenni di aggiustamenti e sovrapposizioni, sia arrivato il momento di fare il punto e stabilire un programma di intereventi coerente: una strategia di recupero e riorganizzazione che prenda in considerazione le potenzialità e le condizioni di una situazione profondamente cambiata.

Il tema che ci poniamo allora è: quale progetto di rigenerazione immaginare per questi luoghi? come interpretare la loro storia e preservare questa loro unicità, questa sorta di orgogliosa e caparbia resistenza, collocandoli entro i processi di rinnovo urbano che stanno gradualmente trasformando questa parte di città; dove sono avvenuti o sono in corso sostanziali cambiamenti della struttura sociale e commerciale (della mobilità e dei flussi turistici), dove si trovano i complessi di Santa Teresa e Santa Verdiana utilizzati dalla scuola di architettura, le Murate, i due grandi parcheggi sotterranei di Sant’Ambrogio e Beccaria, Piazza dei Ciompi e Largo Annigoni (in attesa di sistemazioni definitive).

In altre parole, se-e-come tutto questo possa costituire l’occasione per ripensare (progettare appunto) gli spazi del mercato come luoghi aperti alla rigenerazione degli usi e dei significati, all’innesto di nuove relazioni contestuali, alle opportunità offerte dal confronto con la “scala urbana” (immagine e rapporto con la città); certo perseguendo alcuni obiettivi prioritari, che possono essere riassunti come segue:

- migliorare l’organizzazione merceologica;

- migliorare l’integrazione tra le diverse funzioni;

- migliorare l’organizzazione degli accessi e degli attraversamenti;

- recuperare l’edificio e riqualificare l’area circostante, migliorando la vivibilità e il comfort degli spazi di lavoro e di fruizione (esterni/interni, per chi ci lavora e per chi li frequenta);

- consolidare e arricchire il tradizionale legame con il “rione”;

- preservare e rendere allo stesso tempo contemporaneo ciò che esiste;

- valorizzare le potenzialità del presente anche introducendo nuove configurazioni.

 

 

Un esercizio d’immaginazione

 

Questo “esercizio” ha lo scopo di rappresentare alcune idee e mostrare una concreta ipotesi di intervento: una proposta suggestiva che vorremmo sollecitasse tutti i soggetti interessati a costruire insieme un percorso di avvicinamento alla definizione del progetto e al suo successivo finanziamento.

L’ipotesi da noi studiata si concentra prevalentemente sugli aspetti di natura urbanistica,  sulla riqualificazione degli spazi esterni – considerato che il progetto di recupero del padiglione dovrà “solo” garantire interventi di manutenzione e adeguamento che non modificano l’involucro – in particolare sulla sostituzione delle pensiline e la costruzione di un nuovo “loggiato”, che introduce un elemento di novità molto importante in relazione al quartiere, all’uso dell’area e al rinnovo della sua immagine.

La proposta nasce dalle esigenze e dal confronto con il consorzio degli esercenti del mercato di Sant’Ambrogio (C.E.M.S.A.), dalle indicazioni emerse durante i molti sopralluoghi e le “interviste” fatte alle persone che frequentano il mercato, oltre che dalle valutazioni sui mutamenti degli spazi, delle attività e della vita in questa zona della città.

Il progetto sviluppa un’idea di architettura che intende consolidare il “ruolo pubblico” del mercato, la sua dimensione culturale e monumentale: per fare questo abbiamo pensato fosse importante muovere dalla lettura dello stato attuale di Piazza Ghiberti, da alcune semplici considerazioni che ci aiutassero a capire come migliorare l’organizzazione complessiva degli spazi aperti, ampliare e differenziare l’offerta di spazi commerciali e collettivi, assumendo il compito di stabilire nuovi rapporti con il tessuto edilizio.

In tal senso, il progetto di riqualificazione ha individuato i seguenti e principali interventi:

• sistemazione della piazza: rifacimento delle pavimentazioni, con un disegno che segni il limite degli spazi prevalentemente pedonali e ne identifichi la forma, in modo da rendere evidente (per differenza) l’ambito dell’area operativa, da utilizzare per carico/scarico merci, parcheggio, nettezza, ecc.); adeguamento dei sottoservizi e delle infrastrutture a rete (fognatura, pubblica illuminazione, torrette a scomparsa per gli ambulanti attrezzate con acqua, elettricità, ecc.); demolizione delle pensiline esistenti;

• costruzione del nuovo “loggiato” (in sostituzione delle vecchie pensiline) su due lati della piazza: un portico a doppia altezza, caratterizzato da un colonnato perimetrale (ordine gigante) sul quale si aggancia una struttura secondaria (percorribile e accessibile da più punti) destinata a ospitare un’area relax: con spazi di sosta e lettura (bookshop, wifi, eventi temporanei), piccoli box per la degustazione e la vendita di cibi prodotti dagli esercenti del consorzio. La sua funzione, inoltre, è quella di coprire e “proteggere” le zone del mercato poste al di sotto della sua copertura, individuare con chiarezza la gerarchia dei percorsi e degli accessi al padiglione principale (che viene sfiorato e per quanto possibile ri-scoperto);

• le operazioni sopra descritte permettono di liberare (da strutture fisse) la superficie della piazza sul lato che guarda Largo Annigoni, potendo in questo modo dare continuità alla sequenza di spazi e percorrenze che caratterizzano il sistema Annigoni-Ghiberti-Sant’Ambrogio-Ciompi. Questa parte della piazza (aperta, fruibile, facilmente accessibile) può essere utilizzata sia per attività connesse al mercato, sia per ospitare spazi d’incontro, bar, eventi, attività didattiche, artistiche e ricreative;

• in questi luoghi, che vorrebbero arricchire l’immagine della città e valorizzare l’abitabilità del quartiere, sarebbe opportuno mantenere gli spazi flessibili e informali, incoraggiando i fruitori a interagire tra loro: immaginare spazi integrati e multifunzionali, dotati di attrezzature in grado di soddisfare esigenze complesse e fornire prestazioni adeguate per soggetti e usi assai diversi, con “allestimenti mobili” e funzionali allo svolgimento delle differenti attività previste, arredi e piante (anche in vaso) che contribuiscano a garantire il benessere degli “abitanti”, migliorando la percezione dell’ambiente e la regolazione del microclima;

• i percorsi, gli accessi e i servizi sono stati studiati con soluzioni adeguate al superamento delle barriere architettoniche, garantendo la piena fruizione di tutti gli spazi.